Dott. Mattia Palleva

Psicologo e Psicoterapeuta | Riceve a Pordenone e Trieste

Palleva psicologo new

Laureato in Psicologia Sociale presso l’Università degli Studi di Trieste e iscritto all’Albo degli Psicologi del Friuli Venezia Giulia (n. 1537).

Ho conseguito la specializzazione in psicoterapia presso la Scuola di specializzazione post-universitaria in Psicoterapia della Gestalt “Istituto Gestalt Trieste”.

Ho collaborato con i centri di Salute mentale dell’area di Trieste.

Attualmente svolgo la mia attività clinica come libero professionista, sia privatamente che in progetti nell’ambito pubblico.

Sono specializzato nel trattamento dei disturbi d’ansia e stress, dei disturbi dell’umore, della depressione, gestione ed elaborazione di lutti.

Mi occupo inoltre di tutti gli aspetti psicologici legati alla miglioramento della propria vita e alla crescita personale: difficoltà relazionali e di coppia, gestione delle emozioni, motivazione e autostima.

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IL MIO APPROCCIO

 

Credo che ogni essere umano sia unico. Una banalità? Forse.

Tuttavia spesso non ci si sofferma nel pensare a quante trasformazioni siano in atto continuamente in noi. In modo anche microscopico delle volte possiamo dire che quando torniamo a casa la sera non siamo “esattamente” gli stessi di quando ci siamo svegliati la mattina: un incontro, un evento, uno stimolo qualsiasi, anche il più insignificante, possono cambiare qualcosa in noi.

Questo anche senza ovviamente far riferimento ai grandi eventi trasformativi come un lutto, un trauma, un cambiamento di vita (figli, matrimoni, licenziamento, ecc).

Questa idea non è altro che il famoso Panta Rei di Eraclito:

«Non si può discendere due volte nel medesimo fiume e non si può toccare due volte una sostanza mortale nel medesimo stato, ma a causa dell’impetuosità e della velocità del mutamento essa si disperde e si raccoglie, viene e va

La continua trasformazione del nostro essere, del nostro stare e del nostro sentire è uno dei principi con cui lavoro con le persone.

Non solo dunque ogni persona è unica e va vista come tale, ma anche all’interno della persona stessa vi sono dei movimenti continui, delle trasformazioni.

Esattamente come scrisse il poeta Fernando Pessoa: “La mia anima è una misteriosa orchestra; non so quali strumenti suoni e strida dentro di me: corde e arpe, timpani e tamburi. Mi conosco come una sinfonia.”

Di cosa sta parlando Pessoa? Delle emozioni.

Tutti noi siamo sinfonie suonate da una misteriosa orchestra. Sentiamo i suoni dei singoli strumenti (sintomi), ma non sappiamo da quale strumento esattamente suonino (emozioni).

Una domanda che spesso faccio alle persone durante le sedute è: “Cosa provi ora?” oppure per usare un linguaggio ancora più specifico “Se pensi a quello che mi hai detto, se ripensi a quello che è successo, che effetto ti fa?”.

Anche tu che stai leggendo adesso, prova a ripensare ad un qualche evento recente della tua vita e chiediti: “Che effetto mi ha fatto?”. Ripensa ad esempio ad un incontro che hai avuto, ad una telefonata che hai ricevuto, oppure ad una discussione che hai avuto con il tuo partner.

Ancora più semplicemente chiediti: “Cosa sto provando ora?”

Nella sua apparente semplicità non è così facile rispondere a questa domanda:

Il mondo delle emozioni in questo per quanto sia una cosa in qualche modo inafferrabile è in questo caso la cosa più vera. E’ quello che il paziente sta provando, è quello che lo fa star male, che gli impedisce ad esempio di dormire la notte o di vivere appieno la sua esistenza.

 

Ma le emozioni, soprattutto senza l’aiuto di un esperto, sono difficile da capire. Delle volte possiamo essere vittime di un profondo disagio al quale non sappiamo dare nemmeno un nome. Sappiamo solamente che stiamo male. I nostri pensieri viaggiano verso le più disparate direzioni alla ricerca di una soluzione o quantomeno di una causa.

Questo accade perchè non abbiamo ancora imparato a conoscerci e a conoscere veramente il nostro mondo interno.

Confondiamo la rabbia con la gelosia, la tristezza con la disperazione, l’impotenza con la rassegnazione e via discorrendo.

Sembrano piccole e trascurabili differenze, ma se non considerate possono portare le persone ad una catena pressochè infinita di fallimenti nati dal vano tentativo di voler svitare un bullone con un cacciavite anzichè che con una chiave inglese.

Non solo.

Può capitare che alcune emozioni diventino così forti e soverchianti da sfuggire al nostro controllo. Sfociano in depressione, ansia, panico e tutte le cosiddette patologie psicologiche. In altre parole in sofferenza.

Ci si sente confusi, disorientati, spaventati. Il dolore psicologico diventa così forte da impedirci di respirare.

Chiedere un aiuto psicologico può farti riprendere il controllo della tua vita e delle tue emozioni, laddove il tuo percorso si era interrotto.

Dare alla persona gli strumenti per conoscere quello che sente veramente è fondamentale.

Questo è un processo che nella mia pratica clinica viene chiamato “alfabetizzazione emozionale” ed ha lo scopo di comprendere quale specifica emozione sta al centro dello stato di disagio o ostacola il raggiungimento di un obiettivo.

Solitamente dopo la comprensione di quello che realmente sta accadendo alla persona i sintomi iniziano già a diminuire. Conoscere è il primo passo verso il controllo e la gestione del proprio sentire.

 

Quello che accade poi è la trasformazione.

 

La fase trasformativa nelle sedute di psicoterapia è la fase in cui la persona arriva a cambiare quel dolore, quella sofferenza in qualcosa di buono e nuovo, sia semplicemente una nuova consapevolezza, una nuova forza, o un nuovo slancio vitale verso obiettivi che prima erano bloccati.

 

“È vero che non sei responsabile di quello che sei, ma sei responsabile di quello che fai di ciò che sei.” (Jean Paul Sartre).

 

Chiedere un aiuto ad un professionista psicoterapeuta è la scelta più saggia che una persona possa fare in un momento di crisi, di paura, di sofferenza.

 

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